In presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative devono applicare ai propri soci lavoratori trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria (art. 7, comma 4, del d.l. n. 248 del 2007). La norma si pone “l’obiettivo .. di contestare l’applicazione di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni datoriali e sindacali di non accertata rappresentatività, che prevedano trattamenti retributivi potenzialmente in contrasto con la nozione di retribuzione sufficiente, di cui all’art. 36 Costituzione, secondo l’interpretazione fornitane dalla giurisprudenza”. Ciò non significa assegnare ai contratti stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative un’efficacia erga omnes, bensì recepire “i trattamenti economici complessivi minimi ivi previsti, quale parametro esterno di commisurazione, da parte del giudice, nel definire la proporzionalità e la sufficienza del trattamento economico da corrispondere al socio lavoratore, ai sensi dell’art. 36 Costituzione”.  (Corte Costituzionale, n. 51, 2015)

Approfondimento a cura di Roberto Sparpaglione.

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